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Coltivazione del pioppo lungo i fiumi Po e Oglio e nei campi della Bassa padana

Il grande fiume

fiume PoQuella del Po è una storia avvincente. Un tempo la pianura padana era un immenso mare. Nacquero poi da poderosi cataclismi le Alpi, mentre le acque a poco a poco scomparvero. Alcune vennero per sempre inghiottite, come quelle termali che ancor oggi sgorgano dalla non lontana Salsomaggiore; altre se ne andarono velocemente, lasciando che conchiglie e specie marine si trasformassero nei fossili che si raccolgono sui calanchi dell’Appennino Tosco-Emiliano. Fra le Alpi a Nord e gli Appennini a Sud, il fiume portò a valle ogni giorno, per migliaia e migliaia di anni, tonnellate di detriti... e dalla sua opera si formò la più estesa pianura italiana, costringendo il Mare Adriatico a rinchiudersi per sempre nella sua sede attuale.

Paesaggi perigliosi

Per secoli e secoli non ci furono argini. Il fiume Po, stagione dopo stagione, disegnava un paesaggio fluviale che variava continuamente: il suo letto poteva estendersi imponente, in larghezza, per diversi chilometri; i suoi affluenti erano anch’essi privi di difese spondali. La geografia delle rive, frammiste a foreste, era un inestricabile quanto infido labirinto. I Romani avevano tracciato il disegno della Via Emilia proprio al limite della massima estensione a Sud del fiume, per poter manutendere in sicurezza l’intera viabilità da Milano a Rimini. Con la caduta dell’impero romano, innumerevoli popolazioni si affiancarono a quelle autoctone; Bizantini e Longobardi si contendevano terre e domini padani.... Ma ancora dopo Carlo Magno, il Po è un fiume non governato, che incute timore e che segnerà per lungo tempo una pericolosa frontiera naturale.

Il Po di Panguaneta

Nascono le città e i Comuni medioevali, nel contado si rafforza la piccola nobiltà: nel XII secolo il tessuto urbano e rurale ha già una propria ricca conformazione. Nelle Grance benedettine come nei grandi poderi feudali che guardano verso il fiume, avviene un lento ma costante lavoro di recupero e bonifica delle terre. Il selvatico paesaggio fluviale inizia ad essere addomesticato dai primi canali di irrigazione, dalle prime difese artificiali. I passatori traslocano persone e animali dall’una all’altra riva con le barche... Pesca, agricoltura, commercio e mercati si consolidano, il fiume diventa un patrimonio che sviluppa una intensa economia rurale. Villaggi fluviali, come Panguaneta, nascono dal fiume per poi ritornarvi, cedendo il passo ad acque non ancora domate.

Governo idraulico

Con le grandi opere idrauliche messe in atto nell’800 e dopo l’Unità d’Italia, il bacino fluviale del Po acquista una nuova rilevanza strategica e commerciale; sarà il cuore produttivo della rivoluzione industriale. Erano da poco cadute le Dogane fra i diversi stati che si affacciavano sul fiume; una intensa opera di ingegneria prendeva il loro posto disegnando lungo il corso del Po chiuse, ordini di argini, canali... Il nuovo governo idraulico permetteva alla natura di ammansire finalmente il fiume: coltivazioni stabili, ampi spazi arbustivi e comunali di boschi ridefinivano le sponde, preannunciando il paesaggio odierno.

Un bene ambientale

Il '900 segna la nascita del grande comparto italiano della lavorazione del legno. Sabbioneta è allocata in una posizione strategica fra Po e Oglio. Lungo le rive dei fiumi e nei campi della Bassa padana vengono ordinatamente alternati i boschi coltivati a Pioppo.  Insieme alle altre  emergenze arboree, questi boschi connotano l’incantevole paesaggio fluviale, con un ritmo assolutamente naturale“Andare a Po” è a tutt’oggi un intenso e tradizionale richiamo per passeggiate ed escursioni naturalistiche. La fauna fluviale, la presenza e la nidificazione di specie protette, la maturata sensibilità ambientale, fanno del fiume un immenso parco fruibile a tutti. Le coltivazioni di Panguaneta, che opera in modo certificato sugli impianti boschivi, testimoniano uno dei rari casi in cui industria e natura si aconnlimentano a vicenda, creando insieme una formidabile filiera eco-sostenibile.