|
Dai 140mila ettari coltivati a pioppo negli anni '70 siamo passati ai circa 66mila di oggi, che equivalgono a meno della metà del fabbisogno italiano. Un calo drammatico che ha avuto pesanti conseguenze sul comparto della trasformazione del legno. Se poi si considera che in Italia la pioppicoltura, con appena l'1% di superficie forestale coltivata, produce il 40% del tondame da lavoro, la situazione risulta ancora più critica. La domanda di pioppo in Italia ammonta complessivamente a 3,1 milioni di tonnellate l'anno, pari a 3,9 milioni di metri cubi. Il 52% è utilizzato dai produttori di pannelli compensati, placcati e multistrati, il 20% per la realizzazione di pallet, il 13% dall'industria dell'imballaggio ortofrutticolo, il 12% dalle cartiere e il restante 3% per la produzione di segati per falegnameria. È evidente che, di fronte a un'offerta ridotta, le aziende italiane sono costrette a importare legname dall'estero, prevalentemente da Francia, Ungheria e Belgio. Anche in questi Paesi tuttavia non mancano criticità: in Belgio, ad esempio, gli ambientalisti stanno boicottando il pioppo perché non viene considerata una pianta autoctona, mentre in Francia e Spagna le coltivazione stanno calando costantemente. Sulla necessità di rilanciare la pioppicoltura in Italia si è espressa Nicoletta Azzi, eletta recentemente alla presidenza di ProPopulus, l'associazione che riunisce i principali soggetti europei della filiera del pioppo: «Nel nostro Paese, che ha visto negli anni l'azzeramento delle agevolazioni per la coltivazione del pioppo, è necessario semplificare la legislazione sulle aree golenali in proprietà e su quelle demaniali che sono sottoposte a vincoli troppo restrittivi alla piantumazione rendendola sempre più pesante da sostenere economicamente». Un altro aspetto su cui intervenire è quello di una maggiore sensibilizzazione della politica energetica nazionale sulle fonti rinnovabili. «Non sono stati tenuti in debita considerazione – spiega Azzi – il contributo della coltivazione del pioppo tradizionale al fabbisogno energetico con gli scarti di lavorazione utilizzabili per la produzione di energia, né l'importanza di mantenere un equilibrio con l'importante filiera di trasformazione di questa essenza presente da decenni in Italia». Il percorso sicuramente non si presenta facile, ma l'obiettivo è quello di promuovere il pioppo come materia prima strategica per la filiera di trasformazione del legno rientrante nella green economy promossa dall'Unione europea. «Grazie alla sua sostenibilità – conclude Azzi – il pioppo ne fa parte a pieno titolo e ciò dovrà essere riconosciuto»
Fonte: Il Sole 24 Ore
|